I Dissidenti di Sara Zelda Mazzini


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Nessun libro è uguale ad un altro e nessuna canzone avrà su di noi lo stesso identico effetto di un’altra.
Ma oggi ho scoperto che un libro e una canzone possono esercitare su di noi lo stesso identico potere.
Peggio ancora se la canzone in questione è un pilastro del libro in questione: come se ne può uscire illesi?
Questo libro è  I Dissidenti, la canzone fate voi.

I Dissidenti non è un romanzo mite e non intende aver pietà di niente e nessuno.
E qui non si tratta soltanto delle dissacranti considerazioni sul mondo che è e sul mondo che è stato; qui non si tratta soltanto di dare in pasto ai lettori rabbia pura e commozione in dosi massicce; qui non si tratta soltanto di distruzione.
Qui si sfiorano le corde della follia insita in ognuno di noi, e quando lo si capisce è come venire immersi di colpo in una vasca d’acqua gelida: a quel punto siamo soltanto noi e la nostra malattia.
 I Dissidenti sortisce l’effetto di un terremoto per chi non sa se è mai appartenuto a qualcosa o a qualcuno  e per chi sente che niente va per il verso giusto o per il verso in cui, in qualche altra vita, aveva sperato andasse.
I Dissidenti è il Loki che ha deciso di presenziare al banchetto di ipocrisie che abbiamo allestito in onore della nostra coscienza di piccoli uomini portati a credere che l’esistenza sia tutta qui e che la verità che conosciamo sia la sola verità ammissibile.
Con una responsabilità del genere per le mani, sbagliare è un niente. Con una responsabilità del genere o si possiede del talento o si combina un gran manicomio. E solo ne I Dissidenti abbiamo l’esempio sia del talento – quello dell’Autrice – che di un manicomio: quello di Volterra. Quest’ultimo è talmente ben descritto che si ha come la sensazione di toccarne le pareti e di percorrerne i corridoi.
Ed è tra quelle pareti e per quei corridoi che s’incrociano le vite (chissà quale delle tante) di coloro che speravano di cambiare il mondo creandone uno più piccolo; uno dove niente appartiene a nessuno e dove una canzone può uccidere.

Sara Z. Mazzini, disarmante nel suo stile avviluppante, fluido e delicato anche nella crudezza, è la dimostrazione che si può ancora riporre fiducia nella letteratura, che non è quella di belle citazioni e contenuti incellofanati, ma quella fatta per essere bellezza e nemesi.

Jennifer Messina

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. Sara Zelda Mazzini ha detto:

    L’ha ribloggato su A Room With a Reviewe ha commentato:
    Penso che Jennifer Messina sia a oggi la persona con la quale ho più affinità letteraria in assoluto e leggere una tale recensione con le sue — peraltro sempre splendide — parole mi commuove e inorgoglisce più delle attenzioni di cento giornalisti (non me ne vogliano comunque i giornalisti).

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